Da Aprilia a Riyadh: perché il futuro parla (ancora) la lingua dei videogiochi
Il gaming è una leva strategica quando permette a un’istituzione, a un brand o a un intero Paese di trasformare valori, cultura e contenuti in esperienze che le persone vogliono vivere. È il motivo per cui Maker Camp è stata invitata al Saudi-Italian Investment and Business Forum di Riyadh, tra i tavoli delle grandi infrastrutture e dell’energia, nelle sessioni dedicate a cultura, intrattenimento e innovazione digitale. Il paesaggio, visto dall’aereo in atterraggio, non potrebbe essere più diverso da quello italiano. Le sfide per ingaggiare le nuove generazioni sono identiche.
Perché il gaming siede ai tavoli delle infrastrutture?
La risposta è semplice: quando un Paese costruisce nuove piattaforme culturali e sociali, non parte dall’architettura. Parte dal linguaggio che tiene unite le persone. E quel linguaggio, oggi, passa anche dai videogiochi — il medium più frequentato dalle nuove generazioni in ogni parte del mondo. Due luoghi visitati nel viaggio lo raccontano meglio di qualsiasi teoria: Qiddiya, il manifesto sul futuro dell’intrattenimento, progettato per far emergere creatività, gioco e sperimentazione; e Diriyah, sito UNESCO, la memoria che prende forma — un patrimonio che non vuole essere guardato da lontano, ma vissuto, abitato, raccontato in modo nuovo.
Due visioni opposte e complementari, e in mezzo la domanda che interessa chiunque si occupi di brand, cultura e innovazione: come si costruiscono esperienze che parlano davvero alle nuove generazioni?
Cosa rende il gaming una leva strategica
Un modello italiano che parla al mondo
Ecco il motivo per cui una società italiana di gamification siede a un forum bilaterale tra i protagonisti di infrastrutture ed energia: il know-how per trasformare i videogiochi in esperienze a impatto positivo è raro, e le piattaforme — Minecraft, Roblox, Fortnite — sono globali per natura. Il modello che applichiamo dal 2013 con musei, istituzioni e brand italiani è lo stesso che lavora già su scala internazionale: i progetti europei sul patrimonio, i contenuti ufficiali sviluppati per Microsoft e la libreria mondiale di Minecraft Education, e i tavoli — da Roma a Riyadh — dove il gaming viene riconosciuto come infrastruttura culturale. Qiddiya e Diriyah dimostrano che i luoghi, fisici o digitali, funzionano davvero quando sanno generare coinvolgimento autentico. È esattamente il mestiere della gamification.
Domande frequenti
Perché Maker Camp era al forum di Riyadh?
Perché le sessioni su cultura, intrattenimento e innovazione digitale del forum bilaterale cercavano chi sa trasformare i videogiochi in esperienze a impatto positivo: il modello che Maker Camp applica dal 2013 con musei, siti UNESCO, istituzioni e brand.
Cosa rende il gaming una leva strategica per un Paese o un brand?
Trasforma valori e contenuti in esperienze che le persone vogliono vivere, avvicina mondi lontani — un sito millenario e un dodicenne — e crea appartenenza attraverso piattaforme che fanno già parte dell’identità delle nuove generazioni.
Il modello Maker Camp funziona anche fuori dall'Italia?
Sì: le sfide di ingaggio delle nuove generazioni sono identiche a ogni latitudine e le piattaforme sono globali. Maker Camp lavora già su progetti europei come Green Heritage e per committenti internazionali come Microsoft, con contenuti nella libreria mondiale di Minecraft Education.
Costruisci una piattaforma culturale o un progetto internazionale?
Il linguaggio che tiene unite le persone passa dal gioco: portiamolo nel tuo progetto.
Scopri la gamification Contattaci